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Steato epatite non alcolica (NASH)

La Steato Epatite non alcolica o NASH è una condizione caratterizzata da epatomegalia, elevazione di transaminasi e da un quadro istologico simile a quello dell’epatite alcolica in assenza di abuso di alcol. La NASH nella popolazione è piuttosto frequente nei soggetti obesi, in presenza di diabete di tipo 2, di ipercolesterolemia e ipetrigliceridemia.

La distribuzione del grasso corporeo a livello addominale correla positivamente con lo sviluppo di steatosi epatica che è precursore della NASH. La steatosi epatica compare quando il rifornimento di grassi al fegato è superiore alla quantità necessaria per il loro metabolismo. Lo stress ossidativo e la perossidazione lipidica rappresenta la seconda tappa fondamentale del processo a cui seguono la liberazione di mediatori dell’infiammazione che stimolano la cascata fibrogenetica che determina l’infiammazione e la fibrosi epatica caratteristica della NASH.
La Steato Epatite non alcolica anche se benigna, nella maggior parte dei casi può portare alla cirrosi epatica, all’insufficienza epatica o al carcinoma epatocellulare. La terapia dietetico-nutrizionale (TDN) rappresenta una componente importante della gestione del paziente con NASH. L’ obiettivo principale è sicuramente il calo ponderale graduale e moderato, perché una riduzione troppo rapida del peso può causare un esacerbazione del processo di steatoepatite. Gli altri trattamenti prevedono il controllo glicometabolico del diabate e dell’iperlipidemia.

Applicando i principi della Medicina basata sull’Evidenza, impiego il mio giudizio professionale per adattare la migliore evidenza fornita dalla ricerca alla situazione clinica e personale del singolo paziente, sempre secondo le indicazioni fornite dalle linee guida nazionali e internazionali.
Alla base del programma terapeutico nutrizionale c’è la valutazione dello stato nutrizionale, dello stato clinico e degli esami del sangue relativi allo stato glicometabolico.

Durante la visita valuto le conoscenze e le abilità del paziente relative alla malattia e alla sua autogestione; identificando obiettivi nutrizionali personalizzati ed imposto il piano nutrizionale secondo criteri educativi, ma mai trascurando opinioni e necessità del paziente stesso. Ad ogni controllo monitoro l’adesione terapeutico del paziente al piano nutrizionale e valuto i risultati, per apportare in caso di necessità i giusti cambiamenti alla terapia.

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